Buone pratiche per i professionisti

Personale che opera nell’ambito dei servizi alla persona nell’area socio - sanitaria (per es. assistenti sociali, psicologi, medici, personale infermieristico).

Il contesto sanitario presenta una serie di criticità derivanti in primo luogo dalle stesse modalità organizzative delle strutture di ricovero e cura, rigidamente suddivise sulla base del sesso assegnato alla nascita. D’altro canto, per una ragione di natura storico-temporale, va tenuto conto di come le prime persone transgender che si sono sottoposte alla chirurgia di affermazione di genere negli anni ’80, all’indomani dell’approvazione della legge, stanno giungendo ora alla terza e quarta età, ponendo questioni mai contemplate prima. Si pensi, ad esempio, a come i corpi, pur se sottoposti alla chirurgia, continuino a manifestare tipicità proprie del sesso biologico, chiedendo una maggiore attenzione, nelle fasi di cura, ma soprattutto di prevenzione, del tutto peculiari. Le persone transgender infatti mantengono una specificità corporea anche una volta ultimata la transizione con la modifica anagrafica, non soltanto poiché permane uno stato di perenne medicalizzazione, posto che la terapia ormonale continua per l’intera esistenza, ma perché la riconversione chirurgica non interviene sull’intera corporeità, chiedendo dunque interventi ad hoc sia di prevenzione sia di cura.

Gli operatori sanitari si sentono spesso disorientati di fronte a una persona transgender, avvertendo disagio nell’interazione e stentando a comprendere la specificità dei suoi bisogni. I professionisti affermano spesso di non capire la necessità di parlare dell’identità di genere nel contesto di una visita sanitaria; in realtà, la raccolta di queste informazioni può essere fondamentale ai fini di una valutazione clinica accurata. Purtroppo, è raro che questo tema venga adeguatamente trattato nei percorsi di formazione, lasciando i professionisti piuttosto impreparati alla gestione di questa fascia di utenza. Alla mancanza di conoscenze spesso si aggiungono preconcetti e atteggiamenti negativi che i professionisti possono nutrire, anche inconsapevolmente, verso le persone transgender, e che vanno a influire negativamente sulla qualità della relazione clinica e del servizio offerto. Occorre dunque tenere conto di come spesso le persone transgender si avvicinino agli ambienti sanitari con il forte timore di ricevere un trattamento iniquo: è importante dunque non solo eliminare le discriminazioni, ma anche rassicurare le persone transgender circa il fatto di essere le benvenute.

  • Nel caso di ricovero in una struttura sanitaria di una persona in transizione, verificare la possibilità di disporre di una camera singola, a garanzia della privacy della persona interessata, non possibile nei reparti suddivisi per sesso.
  • Adottare una prospettiva aperta sull’identità di genere, riconoscendo che può essere vissuta ed espressa in differenti modi che possono andare al di là della dicotomia tradizionale maschile/femminile. È importante che l’operatore prenda consapevolezza dei propri possibili pregiudizi, anche con l’aiuto di colleghi e/o esperti del settore.
  • Utilizzare un linguaggio neutro, così da lasciare all’utente la possibilità di esprimersi e definirsi liberamente. Quando non si è sicuri, è meglio chiedere con rispetto alla persona in questione come preferisca essere chiamata e riconosciuta.
  • Predisporre un ambiente accogliente e rispettoso, già a partire dai materiali mostrati nello studio e nelle sale d’aspetto (cartelli, brochure, poster), che dovrebbero esprimere un clima di accettazione e inclusione della persona transgender.
  • Considerare eventuali modifiche da apportare a documenti, moduli e materiale pubblicitario per renderli più inclusivi rispetto alla popolazione transgender. I questionari demografici e le schede di accesso, ad esempio, dovrebbero prevedere altre opzioni di genere oltre a Maschio e Femmina, così da ottenere informazioni accurate sull’attuale identità di genere della persona.
  • Realizzare percorsi formativi rivolti a medici di medicina generale, a specialisti, a operatori, non soltanto volti alla sensibilizzazione sull’importanza di un linguaggio corretto e sulla tutela della particolarità della condizione transgender, ma pure sulle specifiche esigenze sanitarie che – sia in fase di cura, sia di prevenzione – i corpi continuano a mantenere pure una volta concluso il percorso di affermazione di genere.

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Glossario

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Una raccolta dei termini più usati relativi all'identità di genere spiegati in maniera semplice.

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