Buone pratiche per i professionisti

Operatori penitenziari, dei centri di detenzione amministrativa, forze di polizia, operatori nei settori che prevedono la privazione della libertà personale (per es. operatori delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, REMS; Centri di permanenza per il rimpatrio, CPR).

L’ambito della privazione della libertà personale rappresenta un segmento dotato di specificità anche rispetto al contesto giuridico-legale, posto che le persone transgender vivono una condizione di “doppia” privazione. Ciò vale a prescindere da quale sia la ragione per cui si viene privati della libertà, ossia se per detenzione, perché trattenuti in camere di sicurezza, o ancora in caso di salute mentale (per es. contenzione), e infine di detenzione amministrativa per i migranti non regolari, secondo l’articolazione delle competenze del Garante nazionale.

Le criticità derivano da un quadro normativo che, spesso acriticamente, presuppone l’univoca ascrizione all’uno o all’altro sesso, mostrando così difficoltà nel “trattare” coloro che non rientrano nel binarismo Maschio/Femmina. Assumendo un criterio formale, all’atto di privazione della libertà personale, si segue l’assegnazione anagrafica con situazioni paradossali e dubbie sotto il profilo del rispetto della dignità. Ad es. in caso di detenzione, coloro che non hanno ancora concluso (o iniziato) il percorso di affermazione di genere vengono di norma assegnati alle sezioni sulla base del sesso anagrafico risultante dai documenti di identità, senza considerare il genere e l’identità di genere percepita dalla persona, con una soluzione che certamente mette in tensione il rispetto della dignità umana di chi si trovi in stato di privazione della libertà. Si pensi, ad esempio, al caso di una donna transgender, anagraficamente uomo ma di aspetto femminile, che venga reclusa nel reparto maschile di un istituto di pena (o comunque in un istituto di pena); in senso inverso, si pensi a un uomo transgender, anagraficamente donna ma di aspetto maschile, che venga detenuto in una sezione carceraria femminile. Entrambe le situazioni genererebbero quanto meno imbarazzo e comprometterebbero il pieno rispetto della privacy e forse della stessa incolumità delle persone coinvolte. Proprio nella consapevolezza dell’elevata problematicità del tema, nell’ambito di un progetto complessivo sulla condizione dei detenuti LGBT+, UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - ha realizzato numerosi corsi per appartenenti alla polizia penitenziaria, ma anche per le detenute transgender, in chiave di inclusione, dando vita a un manuale operativo.

È dunque fondamentale riconoscere la specificità della privazione della libertà personale della persona transgender, ad esempio, considerando la necessità di tutela da violenze o aggressioni, nonché del rispetto della privacy. Alcune attività erano andate in questa direzione nell’ambito della detenzione, ad esempio, con un progetto sperimentale (mai realizzatosi) che prevedeva di destinare alle persone transgender un istituto di pena ad hoc, in ragione della peculiarità della loro condizione che poco si prestava ad adattarsi alle regole e al contesto di una comunità reclusa suddivisa sulla base del sesso. Questa soluzione era stata pensata al fine di riconoscere la peculiarità della condizione detentiva delle persone transgender, sebbene da subito ne erano stati palesati i possibili rischi, da un lato, quanto ad una visione quasi ghettizzante e ghettizzata delle persone transgender recluse, rispetto alla restante parte della popolazione detenuta, dall’altro, negli aspetti pratici che ne sarebbero seguiti in maniera di fatto ineludibile (per es. l’espiazione della pena in un luogo distante dalla propria residenza). Una ulteriore soluzione che mira a tenere conto della specificità della condizione transessuale nella detenzione è stata la previsione, in alcune strutture penitenziarie, di sezioni riservate, così da evitare una convivenza spesso segnalata come problematica e a forte rischio di violenze (per es. le strutture di Belluno, Bollate, San Vittore, Poggioreale, Rebibbia, Rimini, ma anche il Centro di Identificazione ed Espulsione di Milano). Non è tuttavia senza criticità che le sezioni speciali per le detenute transessuali siano state realizzate all’interno di istituti di detenzione maschile (per es. la casa circondariale maschile di Rebibbia-Roma), comunque generando situazioni di dubbio rispetto per la privacy, posto che, ad esempio, il personale in servizio è (ovviamente) maschile.

Un tema a parte, di grande problematicità, è poi quello relativo alla garanzia di cure (in specie ormonali), anche durante la privazione della libertà per le persone in transizione, aspetto non assicurato in tutte le regioni.

  • In caso di privazione della libertà personale, verificare la possibilità di una sistemazione idonea a garantire il rispetto della privacy e della incolumità personale della persona transgender.
  • Nei contesti in cui vige una separazione sulla base del sesso, evitare la collocazione della persona transgender in base al sesso anagrafico di appartenenza, riconoscendo rilievo all’identità di genere e al genere percepito e evitando possibili occasioni di abuso e violenza.
  • Garantire la somministrazione ormonale e la continuità nelle cure, al pari delle altre prestazioni sanitarie, così come andrebbe evitata l’interruzione del percorso di affermazione di genere in ragione della detenzione.
  • Nel contesto della detenzione, evitare la reclusione della persona transgender nelle sezioni dei cosiddetti “sex offenders” (ossia di persone in stato di detenzione per reati di natura sessuale); questa pratica appare fortemente stigmatizzante, posto che fa dipendere le modalità di espiazione della pena, non dal tipo di reato commesso, ma da una condizione personale, oltretutto non scelta.
  • Nel contesto della detenzione, evitare la traduzione presso strutture di reclusione distanti dal luogo di residenza, in ragione dell’impossibilità di trovare delle soluzioni in grado di garantire il rispetto della privacy e dell’incolumità personale della persona detenuta.
Glossario

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Una raccolta dei termini più usati relativi all'identità di genere spiegati in maniera semplice.

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